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blog di diritto parlamentare e costituzionale comparato
POLITICA
5 marzo 2010
Un decreto-provvedimento

Prima di oggi francamente non avevo mai da nessuno parte letto di "decreti interpretativi", ma questo può essere un limite mio, se qualcuno ha precedenti me li segnali; certo in diritto si può innovare e le leggi di interpretazione autentica esistono, ma la Corte costituzionale le ha sempre ammesse con molti limiti, ultimo caso, se non sbaglio nella sentenza 274/2006 dove ricorda " la norma che deriva dalla legge di “interpretazione autentica” non può ritenersi irragionevole (art. 3, primo comma, Cost.) ove si limiti ad assegnare alla disposizione interpretata un significato già in essa contenuto, riconoscibile come «una delle possibili letture del testo originario"

Ora, se il testo è quello anticipato, dire che bastava essere dentro in Tribunale e far presentare le liste lunedì prossimo era ricompresa nelle letture possibili del testo del 1968? Questo è un decreto-provvedimento con nomi e cognomi, di interpretativo c'è poco o nulla. Si potrà pertanto aggiornare la nota frase di Giovanni Giolitti: le leggi per i nemici si applicano, per gli amici si varano decreti provvedimento chiamandoli interpretativi. Questo lo devo dire per coscienza professionale e civile, a prescindere dall'opportunità e dalla collocazione politica.






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POLITICA
5 marzo 2010
Settimana 73
 

Settimana 73

Settantatreesima settimana da senatore

1-7 marzo

Martedì scorso è uscito un mio articolo su "Europa" in cui ho fatto una recensione del bellissimo numero di "Esprit" di Febbraio sul declino del cattolicesimo europeo. Nella stessa giornata la Corte di Strasburgo ha ritenuto ammissibile il ricorso sulla sentenza relativa al crocifisso. Succede solo nel 5% dei casi. L'impressione è che la sentenza all'unanimità, che ha sovvertito la tradizionale giurisprudenza rispettosa delle diversità nazionali, sia stata determinata soprattutto dalla memoria predisposta per il Governo, centrata su ragioni di opportunità politiche e non di diritto. Invece il ricorso presentato dal Governo, anche su sollecitazione dell'opposizione, è costruito molto bene, rinviando la Corte alla coerenza con se stessa, con la propria giurisprudenza precedente.

Martedì è stata anche la giornata in cui in Commissione Giustizia sono stati respinti tutti e 400 gli emendamenti al legittimo impedimento, il testo palesemente incostituzionale che approda in Aula la settimana prossima. A questo punto sarà, com'è giusto, ostruzionismo durissimo, finché sarà possibile, con oltre mille emendamenti in Aula.

Mercoledì è stato approvato un testo in materia di lavoro (ddl 1167-b) che introduce all'articolo 31, comma 5, l'istituto di un arbitrato contrattato a livello individuale, fuori dalla contrattazione. L'arbitro decide "secondo equità", fuori dal rispetto delle leggi, al di là di alcuni principi generali molto limitati. E' una deregulation fortissima, che può colpire ad esempio il numero di ore lavorate, le ferie, oltre che aggirare le norme sui licenziamenti. In aula i colleghi Ichino e Treu hanno spiegato come tutto ciò sia incostituzionale, oltre che iniquo perché rafforza la divaricazione tra lavoratori garantiti e non. C'è poi un grave norma anche sull'apprendistato che di fatto abbassa l'obbligo scolastico da sedici a quindi anni, ispirandosi a una logica classista.

Da giovedì si è poi entrati nella polemica su un eventuale decreto a sanatoria degli errori commessi dal centrodestra nella presentazione delle liste, mentre gli organi competenti debbono ancora pronunciarsi sui due casi più spinosi: il Tar Lombardia deciderà sul ricorso di Formigoni, che ha presentato il listino regionale di coalizione con vari difetti (cosa che al momento ha fatto saltare l'intera coalizione Pdl-Lega), mentre lunedì il Tar Lazio deciderà sul caso della lista Pdl per la provincia di Roma (che non esiste perché non è mai stato presentato). Il Governo e la maggioranza sembrano ispirarsi alla nota frase di Giovanni Giolitti "Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano". Gli esponenti romani del Pdl stanno cercando di forzare su un decreto subito perché temono che Formigoni venga riammesso e di restare quindi gli unici esclusi.

Nel frattempo ho comunque predisposto un disegno di legge su cui sto raccogliendo le firme per inserire come principio per le leggi elettorali regionali i collegi uninominali e le primarie al posto della preferenza, il cui impatto sulle spese elettorali è devastante.

Principali appuntamenti della prossima settimana

Martedì, mercoledì e giovedì- Aula col legittimo impedimento e Commissione


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POLITICA
5 marzo 2010
No al decreto sulle regionali
 
REGIONALI: CECCANTI (PD), NO AD ACCORDO E NO AL DECRETO
(ANSA) - ROMA, 5 MAR - 'Un conto e' sanare delle liste irregolari, un conto e' convalidare delle liste inesistenti ed e' molto difficile, direi quasi impossibile, varare un decreto legge se non c'e' un ampio accordo tra tutte le forze politiche. Di certo il Pd non puo' accettare un decreto simile'. Lo afferma in un'intervista a Il Riformista il professore Stefano Ceccanti, costituzionalista e senatore del Pd che sul precedente del 1995, evocato da fonti governative, quando con un decreto legge del governo Dini si ottenne lo slittamento del voto, il senatore precisa che 'il precedente del '95, purtroppo per la maggioranza, funziona come precedente si', ma 'al contrario''.
'Allora - spiega Ceccanti - fu fatto un decreto che prolungava i termini di data del voto, peraltro non ancora scaduti, ma proprio quel decreto legge fu abbattuto, e all'unanimita', da tutti i gruppi parlamentari (Forza Italia e An compresi) perche' venne considerato impossibile intervenire su un procedimento elettorale gia' iniziato. Ci volle pertanto una leggina successiva che sano', assorbendoli, gli effetti di quel decreto, ma il decreto legge venne bocciato e ritenuto un precedente da non ripetere piu'. Tantomeno ora'.
Il costituzionalista del Pd dice no anche ad un possibile rinvio della data per tutte le Regioni. 'Lo escludo categoricamente. La materia elettorale - sottolinea Ceccanti - e' diventata, ormai, una materia concorrente tra Stato e Regioni. Dove non si e' registrato alcun problema, non ha alcun senso rinviare le elezioni. Si potrebbe farlo per Lazio e Lombardia, ma anche cosi' due casi non sono equiparabili'.
'Un conto - spiega Ceccanti - e' sanare delle liste irregolari, come in Lombardia per il listino di Formigoni e le liste a lui collegate, un conto e' convalidare delle liste palesemente inesistenti, come nel caso della lista del Pdl alla provincia di Roma'. 'Insomma, per la lista del Pdl a Roma - conclude Ceccanti - non vi sono ne' i motivi di necessita' e urgenza per un decreto legge ne' alcuna possibilita' che possa essere riammessa: quella lista non c'e' piu'. Punto e basta'.(ANSA).


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