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blog di diritto parlamentare e costituzionale comparato
21 marzo 2018
Un saluto e un prezioso link
Cari studenti,
con la visita alla Camera di domani e il convegno delle 14 con la dottoressa Beatrice Covassi, capo della Commissione europea in Italia passo il testimone alla collega Giulia Caravale. La dottoressa Stegher farà da ponye in questo passaggio.
Vi consiglio questo link allaa guida al lavoro parlamentare consegnata ai deputati:

http://stefanoceccanti.it/la-guida-al-lavoro-parlamentare-consegnata-ai-deputati/

è una sintesi molto efficace sul lavoro parlamentare, una specie di mini manuale chiaro ed esaustivo.

Buona prosecuzione del corso.





permalink | inviato da stef1 il 21/3/2018 alle 21:28 | Versione per la stampa
20 marzo 2018
lezione famiglie giuridiche - 20/03/18

Volumidi riferimento:

-         F.Lanchester, “Gli strumenti della democrazia”, Giuffré, Milano, 2004, pp. 17-35

-         G.Morbidelli,L.Pegoraro, A.Rinella, M.Volpi, Diritto pubblico comparato, Giappichelli,Torino, 2016, pp. 31-39; 63-76

-         G.De Vergottini Parte Prima Cap. I

 

Famigliagiuridica: “la tecnica e i modi di espressione del diritto che influenzano nonsoltanto i componenti del gruppo, ma anche il funzionamento delle istituzioni”.

Glielementi caratterizzanti la “famiglia giuridica” sono:

-latecnica del diritto e il metodo giuridico;

-iprincipi filosofici, politici ed economici

 

Qualisono le principali famiglie giuridiche: Diversi criteri di classificazionedelle famiglie giuridiche, parametri assoluti o relativi.

A)Romano-germanica (diritto continentale, civil law)

B)Diritto comune (common law)

C)Diritto socialisti

D)Diritti religiosi

 

CIVILLAW

Possiamodistinguere storia del diritto in più fasi:

Antica

Medioevale

Rinascimento

Moderna-contemporanea

 

Lescuole:  Glossatori; Post-glossatori;Scuola che studia i diritti nazionali; Scuola rivoluzionaria

 

COMMONLAW : quando e dove nasce

Ilcommon law è il diritto comune a tutta l’Inghilterra che a partire dall’XIsecolo venne elaborato dalle corti regie di Westminster create a seguito dellaconquista normanna del 1066.

Ruolodei giudici itineranti per la diffusione di un diritto comune a tuttal’Inghilterra: i giudici regi erano componenti le corti centrali, venivano incontatto con le consuetudini locali in giro per il paese, le rielaboravano e leassorbivano. Ciò porta alla diffusione del common law

I4 significati (famiglia che si contrappone al civil law, diritto comune,diritto giurisprudenziale, diritto che si contrappone all’Equity)

Qualisono le sue caratteristiche?

antichitàe continuità

mancanzadi una codificazione

naturagiudiziaria

storicitàdel diritto

resistenzaal diritto romano

Periodidel common law

1)Anglosassone

2)1066-1485

3)1485 - 1875

4)1875 - fino a oggi

 

I3 pilastri: 1) giustizia itinerante, 2) affermazione corti regie, 3)sistema deiwrits

Curiaregis : 5 giudici. Enrico II nel 1178 stabilì che i giudici si stabilissero inmodo permanente a Londra a svolgere la normale amministrazione della giustizianella curia regis con sede a Westminster Hall . La Curia regis nacque come unorgano che coadiuvava il sovrano nelle funzioni legislative, esecutive egiudiziarie.

àampia: magnum concilium : il futuro Parlamento

àristretta: common conciulium, da cui derivano poi le 3 corti di Westminster

1)dello scacchiere: finanze

2)delle udienze comuni (common pleas): cause civili

3)del banco del re king’s bench: questioni generali

 

Ilsistema dei Writs

Unaltro pilastro del common law: WRIT ossia un ordine dato dal re allo sceriffo perchévenisse fatta giustizia e quindi accolta la richiesta per cui colui che hasubito un’offesa venisse risarcito.

Grazieal writ i sudditi potevano ricorrere alle corti regie (il ricorso non eraautomatico per i sudditi)

PEROGNI FATTISPECIE = NUOVO WRIT , fino al 1258 (Provisions of Oxford) quandoviene limitata la possibilità di creare nuovi writs àblocco del sistema che viene tamponatoutilizzando i writs esistenti in modo più ampio.  Ciò porta alla nascita di un sistema digiustizia parallelo, ossia l’equity.

Inquesto nuovo sistema parallelo, il re coinvolge il Cancelliere (court ofchancery) che diviene corte monocratica

 nell’amministrazione delle cause e questo dal1474 inizia a decidere in nome proprio.

Losviluppo dell’equity determinò un conflitto tra la corte di Cancelleria e lecorti di Common Law, il cui culmine si ebbe all’inizio del XVII secolo.

Ilcompromesso tra i due sistemi si raggiunge nel 1616 quando il re Giacomo I emetteun provvedimento che stabilisce la superiorità dell’equity (nel caso dicontrasto tra decisioni di Common Law e di equity, sarebbero prevalse questeultime). Tale decisione non portò alla fine del Common Law, perché ilCancelliere non abusò del suo potere, cominciando anzi a sentirsi vincolato daipropri precedenti. Il sistema di Common Law e quello di equity continuarono adagire parallelamente fino alla riforma dei Judicature Acts del 1873-1875 cheeliminò ogni distinzione tra corti di Common Law e corti di equity e diede vitaad un nuovo sistema di corti.

 

FONTIDEL DIRITTO NEL COMMON LAW

Principali:sentenze e leggi

Secondarie:consuetudini e dottrina

 

Siparte da caso concreto si vede se esiste già una sentenza che disciplina lamateria sennò caso simile : quindi interpretazione

Igiudici applicano una tecnica (tecnica della distinzione) che applicano perdistinguere i casi precedenti e valutarli.

Lasentenza non è tutta vincolante, lo è solo la ratio decidendi = nucleonormativo vincolante della sentenza, mentre il resto è obiter dictum cioèragionamento

 

Fontisecondarie: consuetudine e dottrina. La loro operatività riguarda ciò che leggee sentenza ignorano. Dottrina: per conoscere il common law (dirittogiurisprudenziale) è necessaria la raccolta delle sentenze che viene fatta apartire dal 1700 in poi. Per dottrina quindi si intendono i libri dal 1100 e1700 che parlano common law.

 

 

 

 




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19 marzo 2018
Aspettativa per mandato parlamentare e seguito del corso
In seguito all'elezione alla Camera dei deputati sarò in aspettativa obbligatoria dal giorno 23. Il corso dal giorno 26 sarà proseguito dalla professoressa Giulia Caravale con la collaborazione della dottoressa Giuliaserena Stegher



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14 marzo 2018
Link alla legge sui pieni poteri a Hitler (1933)
http://www.dircost.unito.it/cs/pdf/19330324_germaniaPieniPoteri_ita.pdf



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13 marzo 2018
Lezione n. 5

4. Le forme di Stato: evoluzione diacronica

I criteri adottabili per distinguere le FdS:

a) Il tipo di rapporto Stato/società civile (che deriva dall'ideologia);

b) La titolarità e l'esercizio (ripartito o accentrato) del potere politico;

c) La derivazione del potere e la sua natura monolitica o pluralistica;

d) Il riconoscimento formale e l'effettività dei diritti di libertà;

e) L'esistenza di una Costituzione e il ruolo effettivamente svolto da essa.

Questi 5 criteri sono utilizzati in quest'ordine per esaminare tutte le FdS seguenti.

Le FdS in senso diacronico:

Col FEUDALESIMO non si ha una FdS, ma

- solo rapporti contrattuali privatistici Re/vassalli (A);

- Non c'è sovranità vera e propria (B);

- C'è un embrione di potere nel feudatario anche se formalmente c'è un ruolo di Papato e Impero (C);

- Non ci sono diritti, ma solo privilegi per consuetudine o per patto (D);

- Non c'è una vera e propria Costituzione, ma solo alcuni limiti legati al diritto di natura e ai patti (E).

I. La prima FdS è lo STATO ASSOLUTO, con la nascita degli Stati nazionali.

- C'è uno sviluppo del capitalismo mercantile e manifatturiero e nasce uno Stato-apparato anche per riscuotere le tasse (A);

- La Sovranità appartiene alla Corona, al re si impongono le leggi di successione per il resto è legibus solutus (quod principi placuit legem habet vigorem) (B);

- Il potere è accentrato nel Monarca (legislativo, esecutivo e giudiziario), ma vi sono anche autonomie locali; si ritiene che il Re abbia origine divina (C);

- Non ci sono neanche qui diritti, ma pretese privatistico-patrimoniali basate su forza economico-sociale (D);

- Non c'è Costituzione, ma solo vincoli al Re per leggi di successione e diritto naturale (E).

In Inghilterra, tuttavia, grazie al raccordo tra aristocrazia e borghesia costituito dalla aristocrazia rurale e per privilegi feudali, la monarchia è solo limitatamente assoluta, a differenza del Continente e soprattutto della Francia (scontro borghesia imprenditiva/rendite parassitarie dei nobili).

II. La seconda FdS è STATO LIBERALE (liberale-legislativo-oligarchico), che succede a Stato assoluto, caduto per eccesso di costi finanziari e per ascesa borghesia, senza traumi in Gb e Usa, con frattura in Francia, con genesi dall'alto in Italia e Germania.

- Netta separazione pubblico/privato e Stato "gendarme", attento a assicurare proprietà (A);

- Sovranità alla Nazione (identificata nella classe borghese) che si fa valere tramite lo Stato (versione Ita e Germ) o il parlamento (assolutismo parlamentare Fra, temperato Gb) (B). Separazione esecutivo/legislativo più radicale all'inizio, temperata dopo conquista Governo da parte di borghesia) e più lenta autonomia del giudiziario (più facile in Gb e Usa, più condizionato altrove da esecutivo per organizzazione e da legislativo per contenuti);

- Principio della rappresentanza tramite elezione e divieto di mandato imperativo in Stato monoclasse (C);

- Diritti civili come libertà negative, a cominciare dal diritto di proprietà; gli altri diritti hanno sorti diverse, più tutelati in Gb, subordinati allo Stato in Ita e Germ (intesi come auto-limitazioni dello Stato) (D);

- Costituzione flessibile e quindi Stato legislativo, Stato di diritto (vincoli più forti in Gb, in Europa continentale la legge difende dall'arbitrio dell'amministrazione, ma non da quello del parlamento medesimo) (E).

Dalla crisi dello Stato liberale si è usciti in tre modi:

- con un graduale perfezionamento della democrazia in termini di espansione del suffragio e con nuovi diritti e prestazioni specifiche da parte dello Stato (Stato sociale),

- o con due diversi esiti non democratici, uno di destra (Stato autoritario/fascista) e uno di sinistra (Stato socialista/sovietico e derivati).

III. Lo STATO SOCIALE

- Interventista in economia per limitare concentrazioni, economia mista (A);

- Sovranità popolare con limiti, distinzione maggioranza/opposizione (B);

- Stato pluriclasse e affievolimento del divieto di mandato imperativo con ascesa dei partiti e ruolo degli elettori come decisori sul Governo (C);

- Diritti politici e sociali, uguaglianza delle posizioni di partenza (D);

- Stato costituzionale con limiti procedurali e di contenuto affidati soprattutto alle Corti costituzionali (Inghilterra esclusa) (E).

In anni recenti crisi economico-sociale dello Stato sociale (assistenzialismo) e risposte politiche diverse per "quadrare il cerchio" (Dahrendorf) tra crescita economica, libertà civili e politiche, coesione sociale. Governi di centro-destra: sacrificata spesso coesione sociale in favore della crescita economica. Governi di centro-sinistra: sacrificata spesso crescita economica per privilegiare coesione sociale. Crisi politica: difficoltà dei partiti di massa, soprattutto dove impegnati in formule consociative. Crisi giuridico-costituzionale legata a crisi dello Stato nazionale. Tuttavia le risposte alla crisi possono essere trovate dentro i principi dello Stato sociale.

IV. Lo STATO AUTORITARIO (Stati fascisti)

Basato sulla piccola borghesia e su desiderio di ordine. Diversità interne: nel fascismo persistono spazi relativamente autonomi (Chiesa cattolica, Corona, ecc.) e il ruolo del partito unico è subordinato allo Stato, mentre in Germania c'è una vera mobilitazione attiva delle masse, un ruolo in questo ben più incisivo del partito. Di conseguenza il nazismo giunge ai livelli di un vero Stato totalitario, mentre il fascismo non riesce ad arrivare a tale stadio in modo compiuto.

- Separazione Stato/società attenuata e interventi assistenziali (A);

- Sovranità nazionale (ideologia ultra-nazionalista) e concentrazione poteri nel vertice del Governo (B);

- Rappresentanza corporativa e anti-pluralistica (C);

- Negazione dei diritti (D);

- Erosione progressiva della Costituzione (E).

V. Lo STATO SOCIALISTA (sovietico e derivati)

Ascesa dopo rivoluzione russa del 1917 e declino con 1989. Restano Cina e Stati minori dell'Asia, oltre a Cuba.

- Superamento proprietà privata e collettivismo, affermazione di un ceto burocratico fino al massimo di totalitarismo con Stalin (A);

- Rifiuto separazione poteri e affermazione del principio dell'unità del potere statale con primato formale dei parlamenti e sostanziale dei vertici monocratici del parlamento e del partito (B);

- Mandato imperativo, elezioni non competitive e monopolio dei partiti comunisti (o unici o con satelliti), basati sul centralismo democratico (C);

- Riconoscimento formale dei diritti, soprattutto economico-sociali, ma dentro vincolo ideologico di "legalità socialista" che conduce a loro negazione (D);

- All'inizio Costituzioni-bilancio (tappe realizzate verso il socialismo) poi Costituzioni-programma cariche di enunciati ideologici, mancanza di vera rigidità (ratifica delle decisioni di partito) e di controllo di costituzionalità (E).

Dopo tentata riforma interna di Gorbaciov (post 1985) adozione di modelli analoghi a quelli occidentali, ma con esiti diversi: migliori in area centro-europea, peggiori nei Balcani e negli Stati ex-Urss (semi-democrazie). Apertura parziale a forme di economia di mercato negli Stato socialisti residui, ma senza intaccare monopolio del partito unico o dominante.

VI. STATI IN VIA DI SVILUPPO

Per gli Stati in via di sviluppo (categoria residuale) tre elementi comuni (colonizzazione, sottosviluppo, identità nazionale debole) e quattro cicli: adozione modello liberal-democratico della madrepatria con fallimenti, esiti autoritari e militari, spesso ulteriore evoluzione verso socialismo (o filo-sovietico o in senso meno ideologizzato con lo Stato come leva per lo sviluppo), nuovo trend democratico post-1989 con esiti diversi (migliori in Sudafrica).

In alcuni casi si è avuto però anche un esito tradizionalista con un ruolo alquanto pervasivo della religione (Iran). Incerti gli esiti, specie a causa del rapporto tra sfera politica, ruolo della religione (e talora anche rispetto a istituzioni militari) delle transizioni più recenti nel Nordafrica.

Transizioni costituzionali

Bisogna tener presente che le transizioni costituzionali sono un genere con varie specie.

Si possono avere sia transizioni complessive della forma di Stato da una forma non democratica (autoritaria o socialista) ad una democratica avvenuto come nella Terza Ondata, oppure viceversa (come accaduto negli anni ’20 e ’30), ma anche transizioni dentro la forma democratica da un sistema ad un altro, ad esempio in Francia tra Quarta e Quinta Repubblica da una forma parlamentare-asssembleare ad una semi-presidenziale (o, comunque, a supremazia presidenziale).

Per questo tipo ulteriore di transizione si rinvia per i contenuti alla parte sulle forme di governo e per la procedura al testo della legge costituzionale del 3 giugno1958:

http://ospitiweb.indire.it/costituzione/estero/francia.htm#deroga

VII. L’Unione europea parziale risposta alla crisi dello Stato

Per far fronte alla crisi dello Stato sul nostro continente si è sviluppata l’originale esperienza dell’Unione europea, secondo un processo simile a quello degli stati federali, ma ancora insufficiente per ciò che concerne controlli e legittimazione.

L'Unione Europea si colloca a cavallo tra le categorie di Confederazione e di Stato Federale.

Della prima ha la genesi (trattati internazionali) e un elemento strutturale (la centralità dei meccanismi di concertazione tra i Governi, che si esprimono nel rilievo decisivo del Consiglio dei ministri per la produzione normativa e in quello del Consiglio europeo dei capi di Governo). Sedi in cui si vota per le questioni più importanti con ampie maggioranze qualificate e, in qualche caso, all'unanimità.

Della Federazione ha però 3 elementi: il carattere direttamente vincolante del diritto comunitario per i cittadini nelle materie di propria competenza, il rafforzamento pur relativo dei poteri del Parlamento, giunto a condizionare in modo significativo la Commissione (i cui membri sono però scelti dai Governi nazionali) e la presenza di una Corte di Giustizia competente a statuire sulle violazioni dei Trattati da parte degli Stati membri.

Col Trattato di Lisbona ci sono state varie novità: elenchi precisi di competenze esclusive e concorrenti; aumento, pur timido, dell’area delle decisioni a maggioranza; inclusione della Carta dei diritti di Nizza, giustiziabile dalla Corte di giustizia; superamento della Presidenza semestrale del Consiglio in favore di una di due anni e mezzo; rafforzamento, pur timido, del Presidente della Commissione sui commissari; più forte legame tra Commissione e Parlamento. Con le elezioni europee abbiamo assistito la novità delle indicazioni preventive delle varie famiglie politiche per la guida della Commissione europea, a cui avrebbe dovuto poi coerentemente seguire una maggiore valorizzazione istituzionale di tale ruolo nella logica una più ampia parlamentarizzazione e federalizzazione. In assenza di tale sviluppo, con un ritorno a logiche prevalentemente intergovernative, il progetto europeo è entrato obiettivamente in crisi




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