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blog di diritto parlamentare e costituzionale comparato
13 dicembre 2017
Conclusione lezioni
La lezione odierna (n. 38) come le due successive del 18 e del 19 (nn. 39 e 40) consistono in pre-appelli frequentanti.
Il corso si considera quindi concluso col 19 dicembre.
Grazie a tutti, Buon Natale e buon anno.



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13 dicembre 2017
Lezione 37

Lezione n. 37 del 12 dicembre

Durante la lezione odierna è intervenuto il dott. Gianluca Marolda, dottorando a Bologna e stagista presso l’Ufficio del Giudice della Corte Costituzionale De Pretis. Il nostro ospite ci ha illustrato i profili e la storia dell’autodichia parlamentare, ovvero della giustizia domestica del Parlamento.

La problematica è nata dalla separazione dei poteri, teorizzata sin dal nascere del moderno costituzionalismo, da Montesquieu e da Locke.

Nel 1648 il Parlamento inglese ottenne una piena autonomia dal Sovrano che si tramutò anche in una garanzia rafforzata, necessaria a porre la rappresentanza della classe borghese, espressa nella House of Commons, sullo stesso piano della Monarchia: questo è l’insegnamento di John Locke cha costituito il riferimento teorico imprescindibile per l’interpretazione più rigida dell’autonomia degli organi costituzionali. Proprio alla vicenda inglese guarda Montesquieu, il quale teorizza la tripartizione dei poteri che apre la strada del moderno costituzionalismo. Quest’ultimo ha infatti due principali obiettivi: la garanzia dei diritti fondamentali del cittadino e la tutela della separazione dei poteri.

L’esperienza storica della rivoluzione francese ha portato ad un passo avanti, in questo cammino di autonomizzazione del Parlamento, interpretando nel senso più rigido gli insegnamenti di Locke e Montesquieu: l’organo legislativo diviene sovraordinato rispetto agli altri poteri, sia in quanto espressione del principio democratico che come detentore pressoché assoluto del potere costituente, sul quale si basano tutti i poteri dello Stato.

Tale specificità del Parlamento, porta le Costituzioni occidentali ad affidare alle assemblee un grado di autonomia maggiore, rispetto a quello riservato alle altre istituzioni. Da questa esigenza nasce dunque l’autodichia parlamentare, ovvero quella auto-giurisdizione che è una delle tre facce della maggiore autonomia costituzionale riservata alle Camere. Questa autonomia costituzionale si estrinseca in:

· Autonomia normativa e organizzativa, grazie alla quale le Camere si danno proprie regole interne (regolamenti parlamentari);

· Autarchia, che consente alle Camere di decidere a riguardo del proprio bilancio e delle proprie esigenze finanziarie senza interferenze;

· Autodichia, che permette alle Camere di disciplinare al proprio interno una giurisprudenza autonoma dalla magistratura e dagli altri poteri.

Vi sono crepe in dottrina, riguardo questa visione monolitica e inscalfibile della maggiore autonomia delle Camere. Il prof. Nicola Occhiocupo è fra i maggiori critici nei confronti della superiorità del Parlamento, secondo cui con questa visione si manterrebbe il dogma del Parlamento “superiorem non recognoscens”.

La Corte Costituzionale ha tuttavia negli anni convalidato questa ipotesi, estendendo per altro l’autonomia riconosciuta al Parlamento, anche alla Presidenza della Repubblica e a se stessa.

Con sentenza 129 del 1981, la Corte ha esplicitato tale tesi: al fine di adempiere alle proprie funzioni in autonomia, è legittimo che gli organi costituzionali si dotino di propri organismi di auto-giurisdizione.

Nel noto caso Savino c. Italia del 2009, tuttavia, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è intervenuta in materia. I ricorrenti, espletati tutti i gradi di giustizia italiana, si sono rivolti alla Corte di Strasburgo chiedendo di valutare la compatibilità del sistema in autodichia con i diritti sanciti dalla CEDU. Sebbene il Giudice dei diritti abbia riconosciuto la legittimità dell’autodichia, nella sentenza non si è potuto fare a meno di sollevare un problema di compatibilità fra il regime in autodichia del Parlamento e l’Art. 6 della Carta che sancisce la terzietà del giudicante. Tale terzietà non sarebbe stata garantita dalla composizione del collegio giudicante interno alla Camera, composto da soli deputati.

Nel 2014 la Corte interviene con sentenza 120, ribadendo l’impossibilità di giudicare la legittimità dei regolamenti parlamentari, ma lanciando allo stesso tempo un monito: in caso di gravi lesioni dei diritti, si sarebbe d’ora in avanti dovuti ricorrere al sollevamento di conflitto d’attribuzione, proprio perché la questione inerisce il principio di separazione dei poteri. In questa occasione la Corte si è riservata il diritto di scrutinare la terzietà del giudice giudicante in regime di autodichia.

Il dott. Marolda ha dunque terminato il suo excursus ricordando come, nella giornata di domani, la Corte dovrebbe finalmente pubblicare la motivazione di un’importante sentenza inerente la materia.




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11 dicembre 2017
Lezione 36

Lezione 36

Oggi a lezione è intervenuta la Dott.ssa Beatrice Covassi capo della rappresentanza della Commissione europea in Italia

Con l’elezione di Junker alla Commissione europea si è voluto dare a questa istituzione un taglio più politico, rendendo i rappresentanti dei vari paesi dell’Unione dei veri e propri ambasciatori politici con diverse funzioni:

  • Riportare all’istituzione locali quello che succede a Bruxelles.
  • Informare i cittadini sui maggiori avvenimenti dell’Unione europea.

E’ importante per gli Stati dell’Unione avere una rappresentanza politica. Nel corso degli anni c’è stato un forte distacco da parte dell’opinione pubblica verso l’Unione Europea.

Nelle varie elezioni politiche dei paesi dell’Unione degli ultimi anni si è assistito sia ad una polarizzazione sull’Unione europea e sia ad una certa vivacità sui temi ad essa collegata e anche le prossime elezioni previste in alcuni Paesi come l’Italia sembrano vedere questa come una delle fratture più importanti, e non addirittura quella più importante.

La Commissione ha esposto i suoi intenti nel libro bianco sul futuro dell’Europa, dove sono stati esposti sei possibili scenari per il futuro dell’Europa:

-primo scenario: avanti così con l’implementazione dello status quo;

-secondo scenario: solo mercato unico;

-terzo scenario: cooperazioni rafforzata è l’Europa a più velocità;

-quarto scenario: fare meno e in maniera più efficiente;

-quinto scenario: federalista, insieme in tutti i settori;

-sesto scenario: un’Europa più unita e democratica.

La Commissione attuale, rispetto alle precedenti ha legiferato molto meno, fino a fare una cernita delle proposte precedenti al fine di concentrarsi su proposte ritenute fondamentali per il futuro dell’Unione europea.

Più recentemente, anche dopo le sollecitazioni molto forti del discorso di Macron alla Sorbona, la Commissione ha elaborato proposte più precise su cui sta iniziando un dibattito più stringente che, anche in relazione alla formazione della nuova coalizione tedesca, potranno portare a decisioni importanti entro il 2019, data delle prossime elezioni per il parlamento.




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11 dicembre 2017
L'audiovideo della lezione con Beatrice Covassi, capo della Commissione europea in Italia
https://www.radioradicale.it/scheda/527816/beatrice-covassi-capo-della-rappresentanza-della-commissione-europea-in-italia



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8 dicembre 2017
Cos'è la sessione di bilancio: l'audiovideo della lezione del viceministro Morando
https://www.radioradicale.it/scheda/527417/corso-di-diritto-parlamentare-il-viceministro-enrico-morando-che-spiega-la-sessione-di



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